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Giorni piegati (racconto bonsai)
Guardando i propri passi camminava immerso in mille pensieri, alcuni esaltanti altri deprimenti, quando lo sguardo fu attratto da una sottile fettuccia di lamiera arrugginita adagiata sul selciato; piegandosi in avanti la raccolse e, stringendo i due capi tra l’indice e il pollice delle mani, iniziò a piegarla: prima in su poi in giù.
Continuando a piegarla nei due sensi, si chiese quanto sarebbe durato il giochetto prima che la sottile lamina arrugginita si spezzasse.
Proseguendo nell’esercizio di piegatura, con lo sguardo fisso sul punto di rottura, si scoprì a pensare come quel su e giù fosse simile agli alti e bassi umorali che ingolfavano i suoi giorni.
«Chissà», si chiese, «se si spezzerà prima la lamiera… o i miei giorni piegati?»
La risposta non tardò a palesarsi: un’altra ventina di piegature o poco più, spezzò di netto la lamiera.
Stringendo i due pezzi definitivamente separati tra le dita delle mani, osservò il punto di rottura privo di ruggine e si chiese: «La rottura ha riportato alla luce la parte sana del metallo… dovrò dunque continuare a piegare i miei giorni, sino a spezzarli, per raccogliere quel che di buono ancora contengono?»
Gettò a terra i due pezzi di lamiera e riprese il cammino, tornando a guardare i propri passi e a piegare i suoi giorni, nell’attesa che il punto di rottura ne disvelasse il contenuto… o il vuoto assoluto.
FINE